13 settembre 2006

Scrittori informazione camorra

La tv camorrista
Milano, ieri sera ore 21 Festa dell'Unità. Roberto Saviano, scrittore e giornalista, parla del suo libro:"Gomorra"(Mondadori). Chi lo ha letto, un mix tra romanzo e reportage giornalistico, ne è uscito sconvolto. Di che parla "Gomorra"? Di una grande emergenza rimossa, la camorra. Una camorra che non fa non fa più notizia. Infatti quel che ha sorpreso nelle dichiarazioni di Saviano - e del collega Antonio Scurati che lo accompagnava - è il grande vuoto informativo che ha azzerato il problema. Nonostante la camorra faccia più morti della mafia nessuno ne parla. E' una camorra che non vuole ripetere l'errore di ammazzare dei giornalisti (lo fece negli anni 80 con Giancarlo Siani) per evitare che troppe luci si accendano su di lei, su un'organizzazione militare-criminale che si è fatta Sistema, impero finanziario-imprenditoriale illegale, con le mani sullo smaltimento dei rifiuti, delle costruzioni, nella droga. A Sud certo, ma soprattutto al Nord. Molto più evoluta, molto più moderna, molto più raffinata della mafia siciliana. Con incredibili livelli di connivenza con il sistema politico e imprenditoriale "legale".
Volendo fare gli ottimisti potremmo definirla ' una grande risorsa per il Paese'. Capita così che da anni Il Corriere della sera reputi il problema criminalità in Campania mero folklore, u
na materia poco elegante per meritare la copertura del più autorevole e venduto quotidiano italiano. Cita Saviano il maxi-processo Spartacus, il più grande processo contro la criminalità organizzata degli ultimi 10 anni svoltosi nell'indifferenza dei media (si è concluso nel settembre 2005 quando nel giorno del verdetto il tribunale di S. Maria Capua a Vetere si è trasformato in un gigantesco bunker con 200 tra poliziotti e carabinieri, cani anti bomba, due elicotteri di sorveglianza). Nessuna troupe televisiva Rai o Mediaset, nessun corrispondente dei quotidiani nazionali. Ci sono solo alcune emittenti estere (scandinave ed estoni), sorprese dall'imponenza del processo. Il potentissimo clan dei casalesi, gli imputati, d'altronde ama il silenzio. E allora se l'informazione, per paura o connivenza, sceglie di parlare d'altro, è giocoforza che sia un narratore di fiction, uno scrittore, ad usare la penna per raccontare il marciume. Ma, come dice Scurati, Gomorra è un libro pericoloso proprio perchè, in qualità di 'romanzo', dice la verità sul mondo (una verità così raccapricciante da essere quasi incredibile), rischiando di alimentare il nostro lato perverso e oscuro. Se ognuno di noi, comodamante seduto nel suo salotto, legge il romanzo-inchiesta-saggio di Saviano contemplando passivamente l'orrore che vi è descritto - esattamente come fa guardando la guerra in tv o gli show del dolore (e qui Scurati cita "Vespa che fa il buffone con il plastico della casa di Cogne") - fa diventare "Gomorra" un ulteriore anello di spettacolarizzazione della violenza alla quale la tv più deteriore ci ha abituato.
Improvvisamente, dopo un'intensa ora e mezzo, lo sconvolgente dibattito si è concluso. Alla Festa dell'Unità Cesare Cremonini aveva iniziato il suo concerto. Lo spettacolo ha ingoiato la realtà.

(la copertina dell'ultimo numero de L'Espresso con un reportage di Saviano su Napoli. E' leggibile anche qui: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Inferno%20napoletano/1378147&ref=hpsp)

2 commenti:

Lo Stupido ha detto...

http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/nandropausa10.htm

VetrioMik ha detto...

L'Italia è un paese profondamente intriso di cultura mafiosa, come ciascuno può facilmente riscontrare ogni giorno nell'ambiente lavorativo (qualunque esso sia), alle prese con le "pubbliche autorità" o facendo la spesa al mercato. Osservare la Mafia (o Camorra che sia) è osservare il lato meno bello di noi e del mondo che ci siamo costruiti attorno. Tanti di cappelloa chi tenta ogni tanto di sbatterci davanti a questo specchio scuro.