11 dicembre 2006

La classifica del lunedì di Vetriolo

Non aprite quella porta-l'inizio RIVOLTANTE
Diretto da uno dei peggiori registi del mondo - non lo cito nemmeno, girò anni fa uno dei più stupidi e fiacchi film horror della storia, Al di là delle tenebre - il film non aggiunge NULLA che già non si sappia della saga della famiglia cannibale, nata dalla mente di Tobe Hooper 30 anni fa. Con la scusa di scavare nel passato di Leatherface - e incredibile, non si scopre nulla - si fa della bassa macelleria. Un film di una violenza stupida e inutile (e non si dica che il riferimento alla guerra del Vietnam lo carichi di qualche dignità socio-politica. Bullshit!). Particolarmente odioso che la censura nostrana - che si avventa famelica solo sui film più intelligenti - lo vieti solo ai 14. E' un segno di questi tempi bui.

Grizzly man SE LO PERDI SEI STUPIDO

Ecco un film che meriterebbe di essere distribuito in 100 copie, invece che in 3 (avete letto bene, 3, ed era solo 1 la scorsa scorsa!). Con Grizzly man Werner Herzog firma un documentario su un esploratore amante degli orsi che muore azzannato da una delle belve da lui protette, fatto quasi solo delle sorprendenti (ripeto, sorprendenti) immagini girate dalla vittima stessa. Ne viene fuori un film clamoroso, estremo, non riconciliante, mai cinico. Che dimostra la tesi di Herzog: il mondo, la natura sono governata dal caos e dalla distruzione. Un utile antidoto al miele zuccheroso dei film natalizi e all'umanizzazione disneyana degli animali imperante nel cinema mainstream.

Le rose del deserto CHE DELUSIONE Da stravedere, dice uno dei critici del più autorevole quotidiano italiano. A me è bastata una sola visione, grazie. Non che sia inguardabile questo ultimo film del maestro Monicelli, però ha tante cose che non funzionano, dal suono agli effetti al ritmo, quasi fosse una copia lavoro. Con un finale che arriva improvvisamente, tirato via. Sì, gli attori sono bravi, ma di Placido, Haber e Pasotti ho visto interpretazioni più convincenti. Monicelli – chapeau, ha 91 anni! - lo voleva pronto per la prossima primavera. Se è uscito sotto Natale, qualche pegno – in termini di qualità - deve giocoforza averlo pagato.

Cuori CAPOLAVORO ASSOLUTO
Sarà che Alain Resnais ha qualche annetto in meno di Monicelli (84 anni contro i 91 del regista toscano), ma il suo Cuori gode di una freschezza forza vitalità invidiabili. Arduo fare un film corale sulla solitudine, sulla vecchiaia, sul crepuscolo imminente, così pieno di ironia dolente e al contempo privo di speranza, regalando allo spettatore - anziché sconforto e disperazione - momenti di gioia, di divertimento, di godimento assoluto. Che bellezza!

A casa nostra NIENTE MALE
Film corale (bestemmiando si potrebbe dire alla Altman o alla Crash), quasi un thriller, protagonista assoluta Milano: capitale morale della prostituzione e dello sfruttamento, della criminalità spietata dei colletti bianchi e della mafia, delle mille solitudini e delle modelle anoressiche e impasticcate, della ricchezza feroce e del vivere al di sopra delle proprie possibilità. Tante storie, molte intriganti, ma che trovano con difficoltà una soluzione. Problemi di sceneggiatura, ma anche di regia: Francesca Comencini durante la lavorazione è stata molto male. Ora sta meglio. Complimenti per il film e in bocca al lupo!

Marie Antoinette SOLDI BUTTATI
Ma quanto è brava Sofia Coppola a dare l'idea della soporifera vita a Versailles della "povera" ragazzina Maria Antonietta. Così brava da aver partorito un film altrettanto narcotico che, per tutta la prima metà, si concentra sul tema: riuscirà l'adolescente disperata a scopare il fidanzato nerd, il delfino di Francia? Per chi non conosce la Storia, il tema è assai goloso, quasi quanto la futura regina (s'ingozza di dolci fino a perdere la testa). Sofia Coppola firma il suo Tempo delle mele n.2 (il primo era l'assai più bello Il giardino delle vergine suicide), vacuo come il rutto di Asia Argento nel film.

Shortbus SE PO' FA'
L'unico rimedio a Bush e Cheney? Fare sesso, meglio se in più di due, meglio ancora se bisex. Questa la filosofia spicciola (molto anti-Ratzinger e Binetti) dell'americano Shortbus. Il film piace alle donne e ai gay, molto meno agli etero e ai normodotati. Ha almeno un merito: aver sdoganato nella censura italiana il tanto vituperato "membro in erezione", come lo chiamano le commissioni addette a vietare i film.

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